
Antropocene, metamorfosi delle rovine
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Found by Moments · Roma Capitale - Turismo Roma
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Il lavoro che Sergio Angeli porta avanti da qualche anno si struttura in capitoli che assumono strutture narrative assai diverse. C’è un unico titolo, I resti del mondo, che accomuna quattro diversi passaggi di questa ricerca, un concetto base che si modifica ogni volta che torna a essere dialogo sempre con diversi medium che si sono fatti nel progredire di questo racconto sempre più leggeri, impalpabili. Come se una specie di pacifica trascendenza del supporto facesse da contraltare man mano che il racconto e gli oggetti che Angeli rappresenta, e che quel racconto costituiscono nella loro parvenza, si inasprissero. Fino a qui. Fino a quest’ultimo passaggio che si presenta con un titolo diverso Antropocene: metamorfosi delle rovine. Angeli cambia titolo perché si intenda che quei resti, ciò che in modo scellerato gli esseri umani abbandonano ovunque, è ciò che caratterizza l’Antropocene; una sorta di protervia che chiama direttamente in causa la responsabilità umana. Nell’idea di rovina c’è sicuramente il fattore tempo che agisce come operatore della metamorfosi, ma il resto qui è segnacolo di quella che è stata definita “fine della natura”, atto di responsabilità cieca e nefanda tutta racchiusa nel termine ormai apocalittico Antropocene. Monica Pirone: Definirei la modalità espressiva di Sergio come seriale. Questa modalità è da tempo il modus operandi della sua ricerca. Un percorso a tappe che concettualmente rimane costante, ma nella scelta del medium si fa site specific. Il nucleo teorico che supporta la lunga ricerca de I resti del mondo si struttura come un accavallarsi riproduttivo, una sorta di modulo, che però si adatta all’ambiente che ogni volta ospita un nuovo capitolo fino a questo Antropocene: metamorfosi delle rovine. I materiali plastici trasparenti…