Prima mostra internazionale dedicata a Ray Pitrè (1940–2024) dopo la morte dell’artista e propone una rilettura del contributo dell’autore maltese alla storia dell’arte novecentesca. L’esposizione si concentra su una selezione di ritratti che tracciano il suo percorso creativo , dagli anni Settanta agli anni Novanta. Le opere selezionate sono inedite e provengono dalla collezione della famiglia. La mostra presenta opere su carta, dipinti su supporto ligneo e tela oltre a un diario personale dell’artista da cui sono tratti alcuni acquerelli realizzati contecnica mista sui fogli dello stesso diario. L’insieme racconta un aspetto poco noto della produzione di Ray Pitrè, esponente dell’arte povera nel contesto maltese ma riconosciuto come ritrattista d’eccezione grazie al suo repertorio essenzialmente classico. Le opere esposte rivelano aspetti e caratteristiche personali e inedite dell’artista. Pittore, scultore, scrittore e tra i più importanti ritrattisti di Malta, Pitrè si identifica con l’anima meridionale europea al centro della sua ricerca. La sensibilità mediterranea, plasmata da una stratificazione culturale, di memoria e di complessità, è testimoniata dalla pennellatura fitta e intensa e dai colori densi e impastati che modellano fisionomie capaci di mettere in dialogo permanenza e fragilità, costruzione ed erosione, presenza materiale e dimensione interiore. Attraverso superfici sovrapposte, segni essenziali e processi di progressiva decostruzione dell’immagine, l’artista affronta temi universali quali il trauma, la memoria, la mortalità e la condizione umana. I ritratti anonimi degli anni Sessanta rappresentano le prime riflessioni di Pitrè sulla figura umana. Nel corso del tempo queste immagini si trasformano progressivamente in presenze frammentate e stratific