
Uzeda
About the event
A Roma avevano probabilmente già suonato, ma il mio primo incontro con gli Uzeda ha avuto un non so che di surreale. Era il 1992 e si esibivano al Palladium - locale all’epoca usato di frequente per concerti - in apertura ai Lush. Non che i nostri fossero brutti, sporchi e cattivi, ma vederli dividere il palco con quelle ragazze dai capelli azzurri e fucsia che avevano da poco debuttato su 4AD aveva avuto un effetto piuttosto straniante. E non serve dire che gli Uzeda, che allora conoscevano in pochissimi, surclassarono e di molto gli headliner. Anche se si erano formati a Catania già nel 1987, è di lì a poco che tutto sarebbe cambiato. Fondamentale fu l’incontro con Steve Albini, che aveva da poco formato gli Shellac. È con lui, produttore di tanti fra i gruppi che hanno segnato la storia del nuovo rock americano, che avrebbero registrato quasi tutti i loro dischi. Arrivano poi il contratto con la Touch and Go Records e la session con John Peel negli studi della BBC, subito pubblicata - unico caso di artista italiano - dalla Strange Fruit Records. È proprio con gli Shellac che li abbiamo visti a Roma a metà 2015, poi più nulla per dieci anni - un periodo decisamente troppo lungo da trascorrere lontano da una delle band fondamentali della scena noise mondiale - per poi tornare finalmente lo scorso anno in un Wishlist sold out. Assenza mitigata solo dalla proiezione al Cinema Troisi di “Uzeda - Do It Yourself”, il film di Maria Arena realizzato anche grazie ad una riuscita campagna di crowdfunding per raccontare il sogno - diventato realtà - di una band, nato con la spedizione di un demo oltre oceano. Oggi, ancora una volta senza un disco da promuovere - “Quocumque Jeceris Stabit” è del 2019 - ma con tanta voglia di suonare ed incontrare il loro pubblico, gli Uzeda…





